Il dolce che non si può non gustare se si passa per Procida, la lingua

Sua maestà il limone si conferma grande protagonista della cultura gastronomica procidana in ogni suo aspetto.

E anche la pasticceria non fa eccezione, con un dolce pensato proprio per esaltare il gusto e il profumo dei grandi limoni orgoglio dell’isola. 

L’origine del dolce che non si può lasciare Procida senza aver gustato, risale agli anni Cinquanta del secolo scorso, quando approdò sull’isola Pasquale Mazziotti, ormai napoletano d’adozione, sebbene siciliano di nascita. E proprio dalla Sicilia, terra famosa per le sue delizie dolci, mutuò l’idea giusta per lanciare il bar pasticceria che aveva rilevato a Procida, “’O cafè re Barone”: la rivisitazione di un dolce di pasta sfoglia coperto da crema pasticciera. La nuova versione, tutta “made in Procida”, prevedeva due strati di sfoglia a racchiuderne uno di crema al limone, omaggio al famoso agrume isolano. Con una ghiotta spolverata di granella di zucchero. La forma del pasticcino era ovale, allungata come quella di una lingua di bue. La novità di Mazziotti fece presto il giro dell’isola e incontrò il favore sia dei procidani che dei forestieri, diventando in breve il dolce tipico dell’isola, imperdibile per chi la visitasse. E identificato da tutti con una sola parola: lingua. Con l’aggiunta più descrittiva “di bue” o più maliziosa “di suocera”.

Con il tempo e il crescente successo, si sono aggiunte altre versioni, non meno apprezzate, tutte legate al tipo di crema: pasticciera, al cioccolato e anche, più recente, al pistacchio. Ma a farla da padrona resta la lingua con crema al limone, la più rappresentativa dell’isola. Un indiscusso piacere per il palato, ma anche per la vista e l’olfatto, la lingua dolce che ormai è inevitabile associare all’isola dove crescono i limoni.